Unchained?

https://i2.wp.com/i1-news.softpedia-static.com/images/news-700/Jamie-Foxx-Defends-Quentin-Tarantino-Django-Unchained-This-Is-Entertainment.pngPremessa: Django Unchained mi è piaciuto.

Detto questo, aggiungo subito che Django Unchained è un simpatico giocattolo, nulla di più. Un giocattolo per adulti, naturalmente, soprattutto maschi. Un giocattolo che ti fa uscire dal cinema tutto esaltato dalle imprese dell’eroe vendicatore e te ne fa ricordare le scene con gli amici, e ti spinge addirittura a mimarle, esattamente come fanno gli adolescenti quando parlano dei loro film d’azione.

Per gustarlo appieno, inoltre, è necessario essere nati per lo meno negli anni Sessanta (come lo stesso Tarantino) e aver quindi vissuto la stagione del western italiano, giacché il film è un cumulo impressionante di citazioni da quel cinema (basta scorrere rapidamente la sezione “Citazioni” della voce Wikipedia dedicata al film). Ora, Tarantino ci ha abituato a film fatti di altri film, a un cinema di secondo grado, si potrebbe dire, basati soprattutto sulla rivalutazione del cinema di genere (i film di arti marziali, il cosiddetto poliziottesco e ora il western italiano).

Ma la domanda si fa sempre più insistente: e allora? All’uscita dal cinema si esce sicuramente divertiti e al limite un po’ orripilati per le scene splatter – un bel giorno bisognerà pur interrogarsi sulla generosa rappresentazione della violenza nel cinema degli ultimi venti-trent’anni –, ma con la sensazione di avere assistito a qualcosa di essenzialmente vuoto. L’ennesima storiella di vendetta, ben realizzata e in fondo prevedibile. Di esempi se ne potrebbero addurre moltissimi, poiché certe battute sembra di poterle anticipare. Mi limiterò a questo: quando l’eroe ricompare inaspettatamente davanti alla moglie per la vendetta finale, la sua silhouette si taglia in controluce nel riquadro della porta, secondo un linguaggio più che mai trito. Quante volte abbiamo visto un’inquadratura così? È come se, in letteratura, uno scrittore ci proponesse tramonti rosso sangue o pelli vellutate, con scelte lessicali preconfezionate.

Il linguaggio, appunto. Da un regista tanto acclamato pretendo che modifichi il linguaggio cinematografico, che mi offra un punto di vista diverso, non che rielabori il suo immaginario adolescenziale (che ha molto in comune con il mio, non lo nego).

Forse quell’unchianed del titolo non vale per il regista…

Un pensiero su “Unchained?

  1. Ciao sono Stefano. Gli uomini e le donne di colore si riscattano nella vita sociale, nella competizione economica e si creano una loro immagine utilizzando gli stereotipi e i modi di pensare consueti, standardizzati, conformistici. Solo successivamente possono tentare di proporre qualcosa di nuovo. E’ un percorso obbligato per tutti, anche per coloro che non sono “di colore”. Lo impongono le regole dei vincitori, di coloro che si sono affermati in passato. Prima devi eguagliare loro, poi dopo puoi proporre qualcosa di nuovo, altrimenti non ti segue e non ti ascolta nessuno. E proporre una novità è sempre rischiosissimo, ci sono gli agguati. Ma c’e anche un’altra strada: partire dal basso, con pochi soldi e con tante idee; occorre partire “da lontano”, perdere molto del proprio tempo, confrontarsi con tutti, avere il coraggio di leggere tutto, anche quello che non ci piace…..

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