Scrittura in/di formazione

copertina-quattro-soli-a-motore-nicola-pezzoli-x-sitoA volte mi dicevo: diventerò un misantropo peggiore di Kestenholz. Non mi vorrà bene nessuno, perché non lo merito. Avrò la vita di un’ala senza volo. Sarò un simulacro di me. Statua vivente, fantasma indurito. Anticipo d’espiazione, sarò il pazzo che va alla stazione per aspettare nessuno. Attenderò coincidenze sul binario morto. No, temerò anche la stazione. Avrò paura della gente. Farò passeggiate soltanto nei boschi più fitti. Sperando di trovare il Non Luogo in cui riuscire definitivamente a perdermi. Se sentirò arrivare qualcuno mi nasconderò dietro il tronco di un castagno. Non vorrò fare incontri. Non vorrò parlare con le persone. Mi annoieranno. Mi spaventeranno. Ne avrò disgusto. Se vorrò compagnia, sarà quella di un micio.

E non vorrò essere di peso a nessuno: fingerò di non avere bisogno di consolazione, di attenzioni, di carezze. Niente amici. Niente affetto. Ammesso che sia possibile averne. Caccerò la mia sofferenza sottoterra, a profondità da cui nessuno potrà riesumarla.

 

Kestenholz è un vecchio misterioso che vive in una villa alquanto lugubre, ai margini di una magmatica e oscura periferia lombarda. L’io narrante è Corradino, un ragazzino intelligente e sveglio, forse anche troppo, alle porte di un’adolescenza fitta di piccole e grandi molestie, frammista di sani compromessi e insane fobie, con cui si trova presto a fare i conti, già dalle prime pagine del libro.

L’autore è Nicola Pezzoli, che ha esordito nel 2008 con Tutta colpa di Tondelli (Kaos edizioni) e questo è il suo secondo romanzo, Quattro soli a motore (Neo edizioni, 2012)

Non è affatto facile raccontare quello che succede nella mente e nel corpo di un bambino che ha da poco superato i dieci anni e che si appresta quindi ad affacciarsi alla vita vissuta, e non soltanto raccontata attraverso favole e cartoni animati, magari dai genitori.

Non è facile soprattutto quando proprio i genitori hanno tra loro un rapporto vivamente conflittuale, e gli amichetti sembrano in realtà già incalliti adepti della più severa setta bullista, o anche solo quando ci si scopre particolarmente dotati di acume, senso critico e di una sensibilità forse un tantino esasperata.

Nicola Pezzoli è però riuscito a dare un tocco anche lieve a questa mastodontica impresa: coniugare l’idea del romanzo di formazione con quello d’avventura, passando per la saga familiare, costeggiando il regno ancora più smaccatamente favolistico, fino a immergersi nelle tinte fosche di un noir quasi d’altri tempi.

Già, perché in effetti d’altri tempi stiamo parlando, e precisamente della fine degli anni ‘70, un momento storico che, specialmente in Italia, ha segnato il passo di grandi rivolgimenti sociali, politici e soprattutto quindi economici.

Ecco dunque spiegata la spasmodica ricerca del benessere, che è il fil rouge che soggiace alla stesura dell’intero romanzo; un benessere psicologico prima ancora che materiale, ricostruito in parole, prima ancora che nei fatti concreti.

Quello che veramente risulta interessante di questo libro, alla fine, è ancora una volta la scrittura: scrittura come viatico di espiazione, come collettore di aspirazioni, come metodologia programmatica di rivincita e di assestamento etico e morale, ideale e contenutistico insieme.

È solo attraverso la scrittura, infatti, che il protagonista di Pezzoli riuscirà ad attraversare questa foresta oscura che è il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, e lo farà mettendo in discussione tutti i dogmi precedentemente acquisiti, scandagliando tutti i mostri e le paure più recondite, che si dimostrano poi essere nient’altro che le ansie concrete, fattive, di un’umanità sempre vigile e alla continua ricerca di sé.

(Siamo) sempre alla ricerca della scrittura.

2 pensieri su “Scrittura in/di formazione

  1. Condivido (sia su Twitter sia da un punto di vista dei contenuti: epoca di transizione, questa) quanto scrivi e quoto in particolare questa frase:
    “Quello che veramente risulta interessante di questo libro, alla fine, è ancora una volta la scrittura: scrittura come viatico di espiazione, come collettore di aspirazioni, come metodologia programmatica di rivincita e di assestamento etico e morale, ideale e contenutistico insieme”.

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