Sofia, comunque

cover_sofiaE sapevo della porta che Sofia chiudeva senza salutare perché odiava quel momento, i saluti andando via, gli abbracci, la cerimonia di ogni separazione: preferiva pensare che fosse sempre come andare di là, nell’altra stanza, assentarsi per poco. Poi quando tornava non faceva altro che proseguire il discorso del giorno prima. Per quello le bastava il suo comunque. Diceva: «Comunque, Pietro, sulle navi pirata le donne non erano ammesse, e nemmeno i ragazzini se è per questo, e sai perché? Perché mettevano gli uomini uno contro l’altro». Oppure: «Comunque, gli occhi sono dei bugiardi schifosi. È il frigo lo specchio dell’anima».

Questo è decisamente il libro dei comunque. Dieci capitoli, dieci rapide e vibranti narrazioni, dieci scorci sul dolore, sull’assenza, sul bisogno paralizzante di contatto umano, sull’ossessione maniacale della famiglia, sul mal d’amore e sull’amore malato, sviscerato, moltiplicato, esasperato in tutte le sue forme. Continua a leggere

Carta vince / carta perde

ebook_vs_libroÈ scritto: gli italiani preferiscono la carta.

In un momento in cui la pratica dell’ebook è in netta ascesa (secondo gli ultimi dati dell’Associazione Italiana Editori: +1%, con un fatturato di 12,6 milioni di euro e più 43mila titoli), la fascinazione mai estinta per il bel libro cartaceo sembra restare un caposaldo della memoria emotiva degli italiani, anche fra i più giovani.

Belle lettere, appunto, si diceva una volta. E lo spirito sembra essere proprio quello dell’antiquario, del filologo, del collezionista di oggetti preziosi e gradevoli ai sensi. Continua a leggere

Scrittura in/di formazione

copertina-quattro-soli-a-motore-nicola-pezzoli-x-sitoA volte mi dicevo: diventerò un misantropo peggiore di Kestenholz. Non mi vorrà bene nessuno, perché non lo merito. Avrò la vita di un’ala senza volo. Sarò un simulacro di me. Statua vivente, fantasma indurito. Anticipo d’espiazione, sarò il pazzo che va alla stazione per aspettare nessuno. Attenderò coincidenze sul binario morto. No, temerò anche la stazione. Avrò paura della gente. Farò passeggiate soltanto nei boschi più fitti. Sperando di trovare il Non Luogo in cui riuscire definitivamente a perdermi. Se sentirò arrivare qualcuno mi nasconderò dietro il tronco di un castagno. Non vorrò fare incontri. Non vorrò parlare con le persone. Mi annoieranno. Mi spaventeranno. Ne avrò disgusto. Se vorrò compagnia, sarà quella di un micio.

E non vorrò essere di peso a nessuno: fingerò di non avere bisogno di consolazione, di attenzioni, di carezze. Niente amici. Niente affetto. Ammesso che sia possibile averne. Caccerò la mia sofferenza sottoterra, a profondità da cui nessuno potrà riesumarla.

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Pre-visione di un Inferno annunciato

dante_2Nella settimana delle vere e/o presunte nevicate peninsulari, a sopperire al crollo delle temperature sembra arrivare un caldo annuncio editoriale: a maggio, infatti, sarà in vendita nelle librerie italiane l’ultimo romanzo di Dan Brown, già annunciato best seller, dal torrido e assonante titolo Inferno.

Per i pochi che ancora ci sperassero invano, vengo subito a togliere di mezzo ogni plausibile dubbio: sì, cari miei, stiamo (ancora!) scomodando il grande Alighieri.

Il famigerato protagonista delle saghe misticheggianti a cui Dan Brown ha abituato i suoi avidi lettori negli ultimi quindici anni, lo spericolato professore di Harvard, Robert Langdon, specie (dis)umanata protetta, sempre perfettamente in bilico fra l’assomigliare a un implume topo di biblioteca e a un villoso agente 007, si muoverà stavolta «sulle tracce della verità nascosta dietro una delle opere più importanti e misteriose della storia della letteratura, la Divina Commedia di Dante». Continua a leggere

L’ultimo ballo di Charlot

2943-3«Queste ultime ore le voglio passare con te.

Ci sono così tante cose che devo dirti.

Mi sono vestito di tutto punto, come una volta, ho truccato gli occhi di ombretto nero e aperto di nuovo la scatola dei baffi finti: se non li metto nel modo giusto, è finita.

Ora ti scrivo da questo piccolo tavolo di legno di bosso, in un angolo della mia stanza. Sono convinto che sui tavoli piccoli, non ingombranti, le idee restino raccolte e non si debba inseguirle lungo il muro, come le lucertole o i gechi, così basta allungare il braccio e prenderle per la coda.»

Questa è la storia di una lettera, una lettera che un uomo in punto di morte scrive al suo ultimo, giovanissimo figlio, per confidarsi con lui, raccontargli tutte le sue più intime esperienze del passato, e sperare così di prendere congedo dalla sua famiglia nel modo migliore possibile, dimostrando tutto l’amore paterno che ha nutrito in vita e che continuerà a nutrire sempre, anche quando sarà definitivamente calata la notte. Continua a leggere

Sentenze etero(sessuali)

giustizia (1)Il 2013 pare iniziato già sotto una forte spinta al cambiamento.

Ieri, 11 gennaio, la Corte di Cassazione ha creato un (solido?) precedente per la difesa dei diritti delle coppie omosessuali, in merito all’affidamento dei figli, argomentando che troppo spesso «si dà per scontato ciò che invece è da dimostrare, ossia la dannosità di quel contesto familiare per il bambino».

È stato infatti respinto il ricorso sporto da un padre che contestava l’affidamento del figlio alla madre, gay appunto, adducendo come motivazione l’ipotesi di possibili «ripercussioni negative sul bambino».

La Cassazione ha però giustamente rimarcato che alla base di queste illazioni «non sono poste certezze scientifiche o dati di esperienza, bensì il mero pregiudizio che sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale»Continua a leggere

Salire e scendere in politica

https://i1.wp.com/st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/11/monti-berlusconi-interna-nuova.jpgNel suo celebre discorso del 26 gennaio 1994, Silvio Berlusconi annunciò in tv agli italiani la propria decisione di «scendere in campo» per occuparsi della cosa pubblica. L’espressione conteneva una duplice accezione: da un lato aveva toni bellicosi e serviva a mostrare la volontà – una volontà quasi da eroe, o da supereroe – di dar battaglia nell’agone politico; dall’altro soprattutto ammiccava alle masse appassionate di sport, per ricordare loro il valore di un uomo che doveva le proprie fortune anche al fatto di essere presidente di una squadra vincente.

Quando, quasi diciannove anni dopo, Mario Monti ha annunciato di volersi candidare alle elezioni, ha utilizzato invece un’espressione diversa, «saliamo in politica». Continua a leggere