La cognizione della scrittura

Carlo_Emilio_Gadda

Prendo in prestito un passaggio de La cognizione del dolore, in cui Carlo Emilio Gadda analizza magistralmente l’altalena psicotica e emotiva a cui è soggetto, nella gran parte dei casi, lo scrittore tipo.

Sapeva, sapeva.

Ciò non ostante gli piaceva talora di fantasticare: e si lasciava fare come una carezza, da chi? da chi? se non dalla vana luce d’un pensiero, labile come raggio d’autunno.

Immaginava che qualche sodalizio gli avrebbe regalato un piccolo orologio, da polso, visto che nessuna donna ci aveva pensato, mai: nessuna donna? la mamma, la povera mamma. Fantasticava che la patria maradagalese lo incuorasse a perfezionare quel suo scarabocchio di romanzo:

e te molesta incita
di poner fine al Giorno
per cui, cercato, a lo stranier ti addita.

Ma sapeva benissimo che se ne fregavano tutti, nel modo più completo, e che il romanzo, legato a dei personaggi veri e a un ambiente vero, era stupido quanto i personaggi e l’ambiente. Stai fino! C’era altro da fare e a cui pensare, nel Maradagàl e in tutto il Sudamerica a quei lumi di luna. E soprattutto era certo, o quasi, di doversi considerare un deficiente.

Un romanzo! Con dei personaggi femmine! Con quel po’ po’ di pratica che Cristo gli aveva fatto fare, tanto non intorpidisse, della psiche umana! Della psiche! E anche della sua stessa.

Speranza per il futuro, ansia da condivisione, timore di rinuncia. La scrittura viene così sviscerata, con piglio marcatamente ironico, quasi come un atto politico e civile dovuto, una sostanziale presa di coscienza di sé e della più connaturata tendenza umana alla sublimazione affettiva.

Salta all’occhio la figura femminile, sia essa madre, amante, o topos sociale e artistico.

Ma soprattutto, la rilettura di Carlo Emilio Gadda, e di questo estratto in particolar modo, a me sembra offrire spunti imprescindibili ai giovani scrittori, sia per la finezza dello stile che per l’acume della riflessione.

Una riflessione che resta incessantemente dura e che non viene mai davvero pacificata. Non a caso, a dirla tutta, il romanzo resta (sempre) incompiuto…

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