Consigli pratici di sopravvivenza alla continuazione del mondo. (2) Philip Roth

l_'animaleVa bene, anche questo 25 dicembre l’abbiamo lasciato alle spalle, ma siamo ancora nel bel mezzo delle festività natalizie, pur sempre presi a organizzare pranzi e cene con le dovute tovaglie rosse, il fiore all’occhiello e la palpebra all’ingiù.

Altri aiuti, ci servono. Ancòra letteratura, invochiamo, àncora di salvezza.

Il secondo consiglio di sopravvivenza alla continuazione del mondo è un libro che tratta, sostanzialmente, di tutto: d’amore, di morte, di sesso, di solitudine, di malattia e di paura. Soprattutto di paura, direi. Continua a leggere

Un classico di duemila anni fa

https://i2.wp.com/upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/57/Papyrus_75a.gifIn quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.

C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama».

Luca 2, 1-10

Questo passo parla ai lettori da circa venti secoli. Insomma, è un classico. E cos’è allora che ce lo fa rileggere? Nella celebre scena della natività non c’è nulla di complicato, il cielo (l’angelo) e la terra (i pastori) entrano in contatto direttamente, senza mediazioni. C’è la storia (Cesare Augusto) mescolata al quotidiano (la mangiatoia), il gesto umano (la donna che avvolge in fasce il neonato) e la potenza del divino (l’apparizione dell’esercito celeste). Continua a leggere

Consigli pratici di sopravvivenza alla continuazione del mondo. (1) Roberto Bolaño

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21-12-2012, ore 23:41


Il mondo non è ancora finito e, stando ai dettami della (stra-abusata e male interpretata!) profezia Maya, ormai è difficile che finisca più. Per lo meno non oggi. Non nel prossimo quarto d’ora, m’azzardo nell’ipotesi.

E dunque, carichi di pacchi regalo natalizi e già quasi in odor di vischio, ci toccherà pure scovare un modo per sopravvivere alla continuazione del ciclo vitale del pianeta, abbuffata di panettoni annessa.

Ancora una volta, chiediamo aiuto alla letteratura, che ci sorregga nell’impresa. Continua a leggere

Precarie vie di fuga. Un taccuino

thumb_1265733902lasciare_libere_vie_fugaL’aula è calda sul serio. Mi si gonfiano le dita, a molla, aerostatiche.

«Te l’abbiamo preparata», dice l’inserviente alla donnetta sui tacchi che percorre tutto il corridoio, lenta, dietro di me.

«Te l’abbiamo preparata apposta, è bella calda».

La donnetta biascica qualcosa come un ringraziamento forzoso, come una constatazione amichevole che sì, in effetti si gela, di fuori.

Di sicuro adesso si staranno gonfiando le dita anche a lei. Non la vedo, però, non ho voglia di voltarmi per guardare i suoi tacchi marroni squadrati e le sue mani bianche da papera e l’espressione compiaciuta che certamente le si sarà appena disegnata sul viso, mentre a distanza di sicurezza, io sempre davanti e lei sempre a un passo, superiamo ancheggiando l’inserviente e ci tuffiamo nel caldo torrido dell’aula H. Continua a leggere

Nel nome del nome

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Per molto tempo ho accudito un sentire che riguardava soltanto la mia famiglia. Quello che ho coltivato nel silenzio è stato necessario e vergognoso, a quello ho sacrificato tutto: è stato l’ergersi di una cortina di disperazione, che ha separato me dal mondo.

La storia maiuscola, invece, permette una disperazione trasparente, che la mia esperienza personale non tollera. Questi sono gli appunti per l’ultimo discorso che farò. Io voglio dire che ho avuto un’infanzia d’acqua torbida, di cui ricordo un pianto e un urlo. Ma dell’urlo non voglio parlare.

Parlerà eccome, invece, di un urlo forte e viscerale, di un urlo profondamente umano, privatissimo e socializzato, questo libro di Demetrio Paolin, Il mio nome è legione, edito da Transeuropa nel 2009.

Un urlo che si articola per negazione, invero, e che si manifesta col rifiuto esasperante da parte del protagonista di rivangare episodi dolorosi del suo passato, anche se poi, ossessivamente, in maniera quasi del tutto dispettosa, saranno proprio gli stessi episodi a riaffiorargli continuamente alla mente, invadendo la sua quotidianità e costringendolo in un presente progressivo frammisto di flashback, di quadri impressionisti e di piaghe da decubito emotivo. Continua a leggere

La letteratura?

https://i1.wp.com/upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/65/Pinocchio.jpg/203px-Pinocchio.jpgChe cos’è la letteratura?

Me lo sono chiesto tante volte, in forma preventiva, caso mai qualcuno mi rivolgesse questa domanda terrificante a un convegno, a cena, per strada. Una risposta precisa, definitiva, di quelle che mettono a tacere l’interlocutore oppure aprono un dibattito interminabile, in realtà non me la sono mai data, benché per lungo tempo abbia macinato teoria della letteratura. Probabilmente mi è andata bene, perché la domanda non me l’ha mai posta nessuno.

Però a qualche conclusione sono pur sempre arrivato. O meglio, quella che ho elaborato è una definizione in negativo e/o per approssimazione, perciò:

  • la letteratura non è un’attività naturale, anzi talvolta è proprio contro natura, come dormire col pigiama, come dice Magnus Enquist;
  • la letteratura è ingannevole, perché è l’unica arte che si serve di un linguaggio naturale, quello umano;
  • la letteratura non è verità, ma non è nemmeno soltanto finzione;
  • la letteratura inventa mondi, e qualche volta li distrugge anche;
  • la letteratura non è una cosa popolare, come la pizza o il calcio;
  • la letteratura può dare alla testa, ma questo non è necessariamente un male;
  • la letteratura ha risorse infinite;
  • la letteratura non parla di, ma parla e basta;
  • la letteratura è un sistema di segni che nel corso del tempo cambia veste e funzione;
  • la letteratura non la fa solo chi la scrive, bensì anche chi la legge;
  • la letteratura non è una cosa facile;
  • la letteratura non è estranea alla realtà, anzi ne fa parte, esattamente come il sogno;
  • la letteratura è una cosa difficile da definire.

Ecco, spero che il mio interlocutore si accontenti di queste prime risposte provvisorie. Altrimenti mi toccherà escogitarne altre.

La fiera dell’editoria sembra Facebook

6569_bigEccoci qua, altro giro altra corsa, signore e signori.

L’undicesima edizione della Fiera della Piccola e Media Editoria di Roma si apre sotto gli stessi (migliori) auspici dei dieci anni precedenti, a rassicurare subito i pur numerosi presenti che la famelica bolla editoriale resta sempre viva e vegeta, e lotta ancora insieme a noi. O almeno ci prova.

Fuori dal palazzo dei Congressi dell’Eur regna sovrano un clima polare di vento forte, pioggia fitta e pause sigaretta quanto più celeri possibile, a scongiurare il rischio attivo della polmonite fulminante; dentro al palazzone, invece, la rassicurante temperatura equatoriale, fitta di ventole senza vento e fari al neon pronti a illuminare Saturno, diventa stantia subito dopo la prima mezz’ora di permanenza. Dove sono e che cosa ci faccio qui. Continua a leggere