La nota biografica

Ancora notizie dal «Corriere della Sera».
Edoardo Camurri ha scritto un bell’articolo riguardo le biografie degli autori che possiamo leggere in quarta di copertina, come paratesto-plustesto dei loro stessi libri, spesso non parimenti interessanti e di valore.
Quel che importa, qui, non è tanto citare nome o episodio specifici, bensì ragionare più schiettamente su quanta rilevanza sia arrivata ad assumere, oggi, la costruzione di un personaggio autoriale ben prima che attanziale, e soprattutto quanto questa costruzione, potremmo dire romanzesca, contribuisca realmente a incrementare o depauperare l’ordinativo e le vendite editoriali effettive.

In altri termini: se la silloge poetica sia stata scritta dallo sbarbatello piacente di turno o dalla signorotta attempata con gravi carenze economiche e affettive, se il romanzo d’esordio sia frutto del genio di un autore venuto dai paesi dell’Est o piuttosto dell’estro vitalistico del garzone del pane di quartiere, quanto tutto ciò può realmente fare la differenza, sul listino dei rendiconti delle vendite?

«Ma queste sono sottigliezze. Perché le biografie letterarie da risvolto di copertina sono preterintenzionali. Scritte per informare, non informano; puntano ad altro: sono una forma di letteratura involontaria».

Chiaramente, non sto qui a mettere in dubbio che il percorso di vita di ciascuno, la provenienza geografica, l’esperienza familiare, il bagaglio culturale e quant’altro, influiscano in maniera assolutamente determinante sull’andamento della scrittura stessa, sulle tematiche, sull’uso dei linguaggi e degli stili, sulla capacità di approfondimento e d’interesse prettamente artistico dell’oggetto libro.

Resta però indubbio che quelli che dovrebbero essere dei meri spunti illustrativi, concepiti al solo apparente scopo di aiutare il lettore a orientarsi nel ginepraio della produzione letteraria contemporanea, in realtà si rivelano dei veri e propri favoleggiamenti faziosi, volutamente accattivanti, smaccatamente dediti alle più becere strategie di marketing.

Per dirla con le parole di Camurri, perciò:

«Nelle note biografiche si nascondono così mondi che non sempre vale la pena esplorare».

Eppure non si rivela tutto completamente negativo.

Scorticando la primissima patina commerciale, d’imbonimento coatto, di coartazione anche violenta dell’acquirente meno smaliziato, qualora egli si lasciasse concupire da lacrimevoli vicende personali o da miracolosi scenari itineranti o da favolistiche rimembranze d’ogni sorta, ci si potrebbe accorgere, calandosi proprio nelle suddette tecniche di convoglio smaccato dell’attenzione, che probabilmente, anche su un piano subcorticale, quasi freudiano, di straniamento, si sta mettendo in atto un’opera completa di arte e vita, di realtà e irrealtà, di commistione narcisistica e egocentrica, spesso assai interessante e addirittura non disutile per la decifrazione del testo, forse altrimenti anche scarno, che si decidesse di prendere fra le mani.

«Le note biografiche implicano un’intelligenza superiore alle intenzioni di chi le ha compilate. Sfuggono da ogni controllo e, lette con una certa malevola attenzione, possono descrivere un mondo. Fanno insomma ciò che dovrebbe fare la letteratura. E lo fanno gratis».

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