Un Faldone, un dialogo

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Francesca Fiorletta: La scrittura di Vincenzo Ostuni ha un andamento che definirei duplice.
Da una parte, leggendolo, sembra di assistere a un vero e proprio dialogo, fisicamente rappresentato, a uno scambio continuo e vitalistico, che genera e dal quale si genera la sua più intima e connaturata poetica. Processo che si può chiaramente riscontrare proprio sulla pagina stessa, questo, grazie all’uso mai lesinato delle parentesi tonde, delle virgolette tipiche del discorso diretto, ovviamente dell’utilizzo stretto del tu referenziale. D’altro canto, però, l’interlocutore di Ostuni non sembra esistere realmente come un autentico altro da sé. Mi spiego: intanto, non appare quasi mai dotato di un pensiero identitario proprio, bensì parla (e agisce?) solo ed esclusivamente in funzione avversativa e antifrastica, complementare e/o satellitare, di volta in volta, all’io forte dell’autore stesso, risultandone così a tratti uno specchio, a tratti un vero e proprio spauracchio (notturno, onirico, burocratico, infrastrutturale, testuale, ecc.).

Massimiliano Manganelli: E infatti il pronome personale che campeggia in questi testi è chiaramente relazionale, perché fondato su una dialettica io-tu. È sì un io, ma un io che si invera solamente nel rapporto con l’«altrità», come la chiama Ostuni, ed è portatore di un’esperienza molteplice. Mi sembra soprattutto un io interrogante, che osserva continuamente il mondo, lo sonda, lo classifica e cerca di conferirgli un ordine, sia pure provvisorio e assunto ironicamente. Questo è forse il tratto più evidente e significativo della scrittura di Ostuni, ossia il suo andamento pressoché saggistico, nel senso etimologico del termine: una scrittura che saggia la realtà. Quali antecedenti di questa poesia si evocano spesso dei nomi quasi ovvi (Pagliarani o Sanguineti), soprattutto per la forma del verso, ed è sicuramente un’indicazione corretta, tuttavia io sono incline ad ascriverla a una linea che si potrebbe definire noetica. È, diciamola tutta, una poesia saggistico-filosofica. Continua a leggere

La nota biografica

Ancora notizie dal «Corriere della Sera».
Edoardo Camurri ha scritto un bell’articolo riguardo le biografie degli autori che possiamo leggere in quarta di copertina, come paratesto-plustesto dei loro stessi libri, spesso non parimenti interessanti e di valore.
Quel che importa, qui, non è tanto citare nome o episodio specifici, bensì ragionare più schiettamente su quanta rilevanza sia arrivata ad assumere, oggi, la costruzione di un personaggio autoriale ben prima che attanziale, e soprattutto quanto questa costruzione, potremmo dire romanzesca, contribuisca realmente a incrementare o depauperare l’ordinativo e le vendite editoriali effettive.

In altri termini: se la silloge poetica sia stata scritta dallo sbarbatello piacente di turno o dalla signorotta attempata con gravi carenze economiche e affettive, se il romanzo d’esordio sia frutto del genio di un autore venuto dai paesi dell’Est o piuttosto dell’estro vitalistico del garzone del pane di quartiere, quanto tutto ciò può realmente fare la differenza, sul listino dei rendiconti delle vendite? Continua a leggere

La scrittura come progetto

Giulio Marzaioli

La realizzazione di grandi infrastrutture trova nella fase di progettazione il momento determinante. La fase esecutiva, infatti, sarà caratterizzata dalla ponderazione di tutti gli scostamenti dal progetto che – in termini di varianti, maggiori costi e maggiori tempi – Committente e Appaltatore dovranno gestire nel rapporto contrattuale (le previste modalità di realizzazione di una galleria, ad esempio, risulteranno più o meno aggiornate a fronte delle sorprese geologiche che si saranno incontrate, dall’apertura del così detto “foro pilota” sino all’abbattimento dell’ultima parete, in gergo chiamata “diaframma”). Continua a leggere

Serial (killer)

Qualche giorno fa, sul «Corriere della Sera», è apparso un interessante articolo di Ivan Cotroneo: Il sottile piacere della serialità.

Cotroneo analizza principalmente il linguaggio delle fiction televisive, per anni considerate quasi una sorta di cinema di serie B, latrici di un impianto narrativo facilitato e poco incline a catturare l’interesse reale del pubblico degli spettatori, considerati essenzialmente distratti e comunque poco propensi a fruire in maniera continuativa del mezzo tv.

Proprio a causa di questa presunta disattenzione facilona, la fiction è sembrata per anni non tener molto conto dello sviluppo narrativo delle singole vicende, via via reinterpretate sullo schermo in produzione seriale, bensì più incline alla creazione di una sorta di avatar, tipologie umane immediatamente riconoscibili e ben caratterizzate, a far da surrogato di realtà quotidiana per famiglie. Continua a leggere

Omaggi postumi

Io non saprei trovare linguistiche determinazioni ai fatti letterari dell’oggi così nette, pulite dall’increscioso attenersi al sistema della letteratura che, oggi, è funzione dell’ovvio rassicurato.
E allora riprendiamo:

Guido Guglielmi
Letteratura come sistema e come funzione,1967

«Avanguardia è nozione polemica che sta a significare una letteratura d’opposizione rispetto alla produzione letteraria e normalmente ricevuta.
Che tale contrasto assuma un aspetto ideologico, è un ovvio corollario, in quanto gli standard del gusto sono quelli sanzionati dalla collettività borghese e coonestati in un ordine rassicurante, che si propone definitivo». Continua a leggere

Urgenza di dire dello scrivere

Qualche settimana fa mi sono addormentata ascoltando l’intervista di un giovane scrittore italiano, giovane dacché italiano, cioè, di età indefinitamente compresa fra i 30 e i 40 anni.

Veramente non l’ho solo ascoltata, l’intervista, l’ho proprio guardata, su uno di quei canali di letteratura che puoi reperire in streaming, on demand, sul pc, verso le due di notte, quando non riesci a dormire, o non hai voglia di farlo, perché c’è ancora caldo, nonostante sia già arrivato l’inverno, dicono.

Fatto sta che questo scrittore raccontava di come s’è trovato a concepire il suo primo romanzo, esperienza questa che gli è proprio capitata per caso, o così sembrerebbe, stando a quanto dice lui alle due di notte, anche se forse l’intervista l’aveva rilasciata di pomeriggio, chissà, dopo aver mangiato un tramezzino, prima di prendere il caffè.

Sicuramente non aveva bevuto nemmeno un goccio di caffè, il giovane scrittore prima dell’intervista, oppure non ne aveva bevuto abbastanza, magari non ci aveva nemmeno fatto colazione, insomma si vedeva chiaramente che aveva un gran sonno, e che la notte non riesce a dormire molto, lui. Continua a leggere

Narratori degli Anni Zero. Un dialogo

Francesca Fiorletta:  Andrea Cortellessa, nell’introduzione all’antologia Narratori degli Anni Zero (Edizioni Ponte Sisto), affronta il delicato problema dell’editoria in prosa e dell'”orizzonte d’attesa” del pubblico dei lettori, sostenendo che oggi si assiste a una «mercatocrazia» assai diffusa e generalizzata, che, a ben vedere, risulta invalidante per tutte le forme narrative ibride e di sperimentazione linguistica, pure oggi ancora molto interessanti. Il tutto, mestamente, in favore del beneamato romanzo nelle sue forme più classiche.

Massimiliano Manganelli: Sì, direi che il problema è proprio il romanzo, cioè il suo statuto. Per romanzo oggi si intende quasi esclusivamente una narrazione lineare, ben definita, possibilmente classificabile entro un determinato genere. Un’idea povera, insomma. Continua a leggere