Il colonialismo rimosso

Per fare intendere a chi ha pensato bene di intitolare un sacrario a Rodolfo Graziani che ha commesso una colossale ignominia, dovrebbe essere sufficiente mostrare solo qualche immagine della repressione in Libia, per la quale il generale si guadagnò l’onorevolissimo titolo di «macellaio del Fezzan», raccontare del bombardamento di un ospedale della Croce Rossa in Etiopia, oppure enumerare i deportati libici o i morti del monastero etiope di Debrà Libanòs, per limitarsi agli episodi più noti.
Eppure non basta. Evidentemente la figura di Graziani rimane legata, nella memoria di alcuni, soltanto alla seconda guerra mondiale o alla sua presidenza onoraria del Movimento Sociale Italiano, come se la sua “carriera” non fosse progredita anche e soprattutto grazie ai misfatti delle guerre coloniali.
E dunque è una mossa furbesca, per una destra che non ha di meglio da esibire nel proprio pedigree, dire che Graziani è vittima di una storiografia di sinistra e nettamente imparziale. Ne è un esempio lo stesso sindaco di Affile, luogo di edificazione del sacrario, il quale ha affermato due belle fesserie: a) che la condanna per collaborazionismo è il segno che Graziani fu leale verso i tedeschi occupanti; b) che Graziani non fu mai condannato come criminale di guerra. Ebbene, se verso la prima affermazione si può provare solamente un senso di ripulsa morale, la seconda si può contestare con i fatti. Graziani non fu mai condannato per crimini di guerra solamente perché l’Italia non concesse mai l’estradizione all’Etiopia. Sarebbe come dire che Mengele o Hitler non sono dei criminali di guerra perché un tribunale non li ha mai condannati come tali.
E così la storia del colonialismo italiano si riduce a una squallida questione tra destra e sinistra. L’ignobile vicenda del sacrario eretto in memoria di Rodolfo Graziani è l’ennesimo sintomo di quell’enorme rimozione collettiva operata in Italia nei confronti del nostro colonialismo. Qualche italiano non sa nemmeno che Etiopia, Somalia e Libia sono state nostre colonie, dove ci siamo comportati con brutalità. Piace ancora conservare l’immagine degli italiani brava gente, come se la sconfitta nella seconda guerra mondiale avesse assolto l’Italia dalle sue colpe. E piace anche, del resto, pensare che il colonialismo sia sprofondato nel buco nero della storia insieme al fascismo, che ne fu il principale motore, ma non l’iniziatore.

[Nella foto in alto, risalente al 1931, si vede un campo di concentramento del Gebel Cirenaico]

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