Voi, onesti farabutti

Io non mi sento un intero, qualcosa da pensare tutto insieme: piuttosto passo da un canale all’altro, in uno zapping forsennato delle mie forme. Anche adesso, mentre cerco quest’ultime parole che estraggo a fatica: e davvero non lo so se siano mie o piuttosto rubate alla raffica di frasi che fischiano tutt’intorno. E poi, fa troppo caldo per essere in guerra.

Questo è quanto scrive Simone Ghelli nel suo ultimo romanzo breve, o racconto lungo, che dir si voglia. Cento pagine in copertina rossa, recentemente pubblicate da Caratteri Mobili, una casa editrice giovane e particolarmente votata alla scoperta e alla promozione sul territorio di scritture intelligenti e tutte squisitamente contemporanee.

Voi, onesti farabutti è il ricordo di un nonno combattivo e adorabile, dai modi schietti e schivi, tipici della realtà di provincia toscana in cui è ambientata la storia. Un nonno, invero, che allegorizza, anche fisicamente, la condizione di dilagante precariato nel quale riversa la società odierna. Un nonno mutilato da un brutto incidente sul lavoro, lui, e perciò relegato ai margini di una comunità in diretta espansione economica, guardato con stizza e sospetto dalla rampante borghesia piccola piccola di quel quartierino in fieri che sarebbe poi diventato l’Italia tutta. Un nonno, però, ancora dedito ai piaceri della tavola, gli unici ormai rimasti, ancora buoni per legittimare il suo ostinato attaccamento alla vita e al mondo, così com’era un tempo, e come forse non sarà più.

Ci pensa questo nipote, dunque, a ripercorrere le orme del nonno, e lo fa con le armi che possiede: la lingua, la narrazione, la scrittura. È un impasto lessicale notevolmente variegato quello che propone Simone Ghelli, che già pure ci aveva abituato ad un certo andamento ritmico, fluente e dissonante insieme, nelle sue precedenti avventure stilistiche. È un percorso, quello proposto dal libro, che definirei innanzi tutto di ricerca: ricerca sulla memoria storica, sulle origini dei movimenti politici, sulle radici territoriali e familiari che hanno contribuito a edificare l’oggi.

È una ricerca, ancora, quella compiuta in questo libro, davvero onesto e farabutto, volta a focalizzare l’attenzione sulle basi ontologiche della comunicazione ad ampio spettro, analizzando i vieti schematismi sociali, ripercorrendo le tappe di una ritrosa pratica estetica e soprattutto rifondando l’istanza più intima di una scrittura che si rispetti: l’urgenza del dire.

Un pensiero su “Voi, onesti farabutti

  1. Pingback: Recensione n. 2 | onestifarabutti

I commenti sono chiusi.