Commiato da Andromeda

In quella voce l’amore, la stanchezza, un tremore infantile, una rabbia fredda, tutto si prepara, una turbolenza.

Vincitore del Premio Ciampi, edito dalla casa editrice Valigie Rosse nel 2011, il Commiato da Andromeda di Andrea Inglese è un libro delicatissimo e struggente, modulato su un apparato testuale continuamente cangiante e supportato da una struttura lessicale molto colta e attenta, mai slabbrata, sempre puntuale e profonda.

Inglese racconta quindi di un commiato invero molto personale, di un distacco sempre molto doloroso, ossia della fine di una storia d’amore lunga, tormentata e molto complessa nel suo continuo articolarsi; una storia che fu amara e illusoria insieme, e che riverbera tutta la sua contingente irrazionalità negli strascichi pesanti che lascia, e nelle riflessioni a latere che pure ciascuno suole compiere, d’abitudine, trovandosi a fronteggiare un abbandono. Continua a leggere

Essere un corsista oggi

Quello del corsista, oggi, è diventato un passatempo a tutti gli effetti.Un passatempo assai duro, per la verità.Vediamo perché.

Essere un corsista, oggi, vuol dire innanzi tutto disporre di una buona quantità di tempo libero, talmente buona da volerne (e poterne) impiegare una certa parte svolgendo quelle tipiche attività che si usano definire, in modo abbastanza ingenuo, culturalmente e socialmente stimolanti.

In più, com’è ovvio, nella maggior parte dei casi, un corsista è il solito individuo maniacalmente precario, senza un lavoro remunerato, senza delle reali prospettive di crescita professionale, senza la benché minima certezza paradigmatica del domani.

“Che ne sarà di me?”

Un corsista, inoltre, va detto, è quasi sempre un soggetto benestante, o comunque non un cittadino completamente disagiato di questo mondo. Ragion per cui può permettersi di sostenere delle spese anche ingenti, il più delle volte assolutamente fuori formato, nettamente sproporzionate, in media, rispetto alla qualità e alla serietà intellettuale con cui vengono sovente organizzati questi suddetti corsi. Continua a leggere

Trionfano le idee al posto dei numeri. (Variazioni sul tema)

Bastano i numeri, per tutto. Ci sono le elezioni (per la politica) le aste (per l’arte) le classifiche (per la letteratura). Nessuno, oggi, si pone i problemi del perché scrivere e di come scrivere. Sono cambiati i tempi e anche le ragioni della scrittura. Il cavalier Marino, nel Seicento, diceva che lo scopo del poeta è stupire: chi non sapeva stupire, secondo lui doveva cambiare mestiere. Oggi lo scopo dello scrittore, come quello del politico, è entrare nel paradiso dei numeri.

Così Sebastiano Vassalli, dalle pagine del «Corriere della Sera», analizza uno dei fenomeni, a suo avviso, più preoccupanti della nostra contemporaneità, sia dal punto di vista letterario che sul versante sociale e umano in toto.

E lo fa, senza giri di parole, in un articolo dal titolo esemplare: Trionfano i numeri al posto delle idee. Continua a leggere

Dialogo di Siri e di un amico

Ieri, sul «Corriere della Sera», fra le pagine dell’inserto culturale «La Lettura», è apparsa un’intervista tanto divertente, se vogliamo, quanto decisamente inquietante.

Si tratta di una vera e propria conversazione, anche se la sola definizione dialogica basterebbe già a far accapponare la pelle, tra un uomo, Alessandro Beretta, e un software della Apple, Siri. Continua a leggere

Il colonialismo rimosso

Per fare intendere a chi ha pensato bene di intitolare un sacrario a Rodolfo Graziani che ha commesso una colossale ignominia, dovrebbe essere sufficiente mostrare solo qualche immagine della repressione in Libia, per la quale il generale si guadagnò l’onorevolissimo titolo di «macellaio del Fezzan», raccontare del bombardamento di un ospedale della Croce Rossa in Etiopia, oppure enumerare i deportati libici o i morti del monastero etiope di Debrà Libanòs, per limitarsi agli episodi più noti. Continua a leggere

in cerca di Moby Dick

Il 18 ottobre 1851 veniva dato alle stampe Moby-Dick or The Whale, romanzo che venne poi considerato il capolavoro assoluto dello scrittore e critico letterario statunitense Herman Melville.

La storia è nota ai più: Ismaele, l’io narrante, apparentemente esterno ai fatti, racconta dell’estesa battuta di caccia dal capitano Achab e del suo equipaggio, a bordo del Pequod, baleniera-mostro marino essa stessa, in primis.

Moby Dick è chiaramente il trofeo più ambito, l’enorme capodoglio, presto feticcio, la cui cattura diviene una vera e propria ossessione maniacale per i naviganti. Continua a leggere

Narratori senza lingua

Quando mi capita di leggere un’intervista a qualche narratore italiano, magari di età compresa tra i trenta e i cinquanta anni, sento spesso citare fonti di ispirazione tra le più variegate: dalle fiction televisive americane ai fumetti belgi, dalla musica new wave ai cartoni animati giapponesi. Ogni tanto – incredibile dictu! – salta fuori pure il nome di qualche scrittore, ma la lista pare sempre prevedere i soliti nomi (David Foster Wallace e Philip Roth), magari conditi con quelli della narrativa di genere (Joe Lansdale o James Ellroy, per esempio). Continua a leggere

Voi, onesti farabutti

Io non mi sento un intero, qualcosa da pensare tutto insieme: piuttosto passo da un canale all’altro, in uno zapping forsennato delle mie forme. Anche adesso, mentre cerco quest’ultime parole che estraggo a fatica: e davvero non lo so se siano mie o piuttosto rubate alla raffica di frasi che fischiano tutt’intorno. E poi, fa troppo caldo per essere in guerra.

Questo è quanto scrive Simone Ghelli nel suo ultimo romanzo breve, o racconto lungo, che dir si voglia. Cento pagine in copertina rossa, recentemente pubblicate da Caratteri Mobili, una casa editrice giovane e particolarmente votata alla scoperta e alla promozione sul territorio di scritture intelligenti e tutte squisitamente contemporanee. Continua a leggere

Alfabeto critico non circostanziato

Francesca Fiorletta e Massimiliano Manganelli

a) È un libro che si leggerebbe in un’ora ma io scelgo di leggerlo in tre ore.

b) È un libro che si leggerebbe in tre ore ma io scelgo di leggerlo in un’ora.

c) È un libro che il prezzo di copertina lo vale tutto.

d) È un libro che se me lo manda l’editore, bene.

e) È un libro che «chissà che faccia avrà l’autore…» Continua a leggere

irReality


Leggo di commossi applausi a scena aperta, di munifiche premiazioni all’ultimo Festival di Cannes, nonché di arditissimi paragoni intellettuali con Gomorra, il precedente film del giovane italiano Matteo Garrone.

Giovane perché italiano, sottolineerei, dacché Garrone ha già superato ampiamente i quarant’anni (classe 1968, anni ruggenti, parrebbe) ma nonostante ciò non smette d’essere considerato, da un certo pubblico di gauche caviar della prima fila, una sorta di enfant prodige della regia cinematografica contemporanea.

M’incuriosisco, dunque, e, nonostante le iniziali resistenze, decido di andare a vedere di cosa si tratta. Di cosa si tratta, sostanzialmente, ancora non so se l’ho ben capito. Continua a leggere