Stelle fisse

L’ Hotel a zero stelle di Tommaso Pincio, edito da Laterza per la collana Contromano nel marzo 2011, è un prototipo di sosta letteraria imprescindibile che concorre alla formazione di uno sguardo critico, onesto e appassionato, sul mondo dell’arte e della civiltà tutta. Nei corridoi di questo albergo dissestato e sovraffollato, infatti, vedremo come sia pressoché impossibile non imbattersi nella grande quantità di possibili Inferni e paradisi di uno scrittore senza fissa dimora.

Dacché la scrittura, si sa, è, prima di tutto, viatico esperenziale e ragionativo per il disambiguamento di un approccio culturale che sia attento e socialmente sensibile, l’autore ripercorre i vari piani di un percorso di crescita, personale e artistica, che può benissimo essere il suo come quello di molti altri, evidenziandone le tappe principali attraverso l’ausilio delle letture che hanno contribuito alla sua formazione.

Proprio come al cospetto di una moderna Commedia laica, perciò, ci ritroviamo immersi nella selva oscura del dubbio esistenziale, subito seguita dall’ inferno del timore dei fallimenti, umani e professionali, che sanno però condurre al purgatorio del disvelamento allegorico, fino a giungere poi, per via decisamente catartica, al paradiso della ribellione necessaria.

Una lenta ma vertiginosa salita, dunque, accompagnata dal ragionamento inesausto su artisti fondamentali del panorama letterario e culturale di tutti i tempi, passando da Joseph Conrad per arrivare a David Foster Wallace, congiungendo la parabola di Tommaso Landolfi a quella di George Orwell, reinterpretando il lavoro di Francis Scott Fitzgerald e di Gabriel Garcia Marquez.

Lo scopo ultimo di questa ben riuscita sperimentazione architettonica e letteraria, dunque, si svela essere, ancora e sempre, quello della ricerca, mai paga, di un senso razionalmente valido che fondi e legittimi l’esistenza e soprattutto la sopravvivenza umana, critica e artistica dell’intera società.

Fatico a credere che lo scorrere degli anni sia un procedere in un’unica direzione, una freccia scoccata dall’arco del passato e protesa in avanti, verso il futuro. Credo piuttosto che il tempo sia simile a una grande esplosione. E come avviene in una grande esplosione, noi siamo sospinti all’indietro, ognuno per la propria deriva.