Grandi ustionati lettori

Eh, hai ragione, gli direi, che i lettori bisogna trattarli bene, che in fin dei conti i lettori han sempre ragione, i lettori, Hai proprio ragione, gli direi al lettore, è ben strano, questo fatto che invece di parlar dell’ustione mi metto a parlare dell’editoria, gli direi. Che poi, tra l’altro, dell’editoria ne parlano tutti chi vuoi che gli interessino, i miei casi editoriali, e non parliamo poi di quella storia strampalata della gallina fischiona, hai ragione, gli direi al lettore. Pensa invece quante cose sorprendenti potrei dire dell’ustione, gli direi, che la stragrande maggioranza dei lettori non si sono mai ustionati, hai proprio ragione, gli direi.

Ecco l’ultima, recentissima ristampa, per la Marcos y Marcos, di Grandi Ustionati, romanzo di Paolo Nori pubblicato per la prima volta nel 2001, ma sempre di molto attuale e indiscutibilmente piacevole lettura.

L’autore racconta, o presumibilmente dovrebbe raccontare, come d’altr’onde evidenziato dalla breve citazione che ho riportato in apertura, una dolorosa quanto estenuante convalescenza ospedaliera, conseguenza di un incidente assai traumatico, che ha costretto l’esimio protagonista alla più severa immobilità, per lunghi mesi.

Dico dovrebbe invece, perché, come appunto scimmiottato dal fraseggio dialogico con l’ipotetico lettore disilluso, il quale, forse, avrebbe con più animo preferito leggere queste centonovanta pagine come fossero state una cronaca dettagliatissima e circostanziata circa la brutta vicenda ustoria patita dall’io narrante, è però ancora una volta la verve critica e scrittoria di Paolo Nori a prendere il sopravvento, almeno apparentemente, sugli accadimenti esterni della vita quotidiana.

Il libro si articola, infatti, in innumerevoli digressioni sul tema editoriale, sulle varie concezioni teoriche e pragmatiche in merito alla letteratura tutta, sul lavoro artistico strettamente inteso nel suo mai pago sviscerarsi, contorcersi e infine ricostruirsi, seguendo un percorso anche chiaramente allegorico della bruciante esperienza del nostro Learco, costretto a provarsi ripetutamente in una metempsicosi organica e laicamente spirituale, sia dentro che fuori il reparto Grandi ustionati dell’ospedale maggiore di Parma.

Non da ultimo, da notare l’inesausto, programmatico scambio ideale che Paolo Nori continua a portare avanti col suo prototipo di lettore base: un lettore mai veramente incolto, sempre anzi pungente e attento nell’inoculare il germe della discordia, intellettuale e estetica, in tutta la produzione dell’autore. Questo confronto mai pago, anche sarcasticamente, sta sempre a simboleggiare e alacremente a preservare l’importanza della funzione ragionativa e sociale nell’opera d’arte. E viceversa.