26 settembre 1940

Esther Suriñach

Fino a poco tempo fa, siccome i binari iberici sono più larghi del resto d’Europa, chi voleva conoscere il mondo oltre i Pirenei in treno (o viceversa), a un certo punto doveva per forza trasbordare.

Gli spagnoli del centro e del nord passavano da Irun. Noi catalani, levantini e meridionali scendevamo a Portbou, superavamo un controllo passaporti che non esiste più e che ti accelerava il cuore come fossi un contrabbandiere e poi dovevamo attendere un treno SNCF, infinitamente più moderno ed evoluto. E al rientro, sole e vigneti che ti accoglievano di nuovo a casa. Continua a leggere

“Odi” et Amo

Nel 2011 è stato pubblicato dalla Miraggi Edizioni un simpatico volumetto poetico, dal titolo tanto accattivante quanto pericolosamente assimilabile ad un ennesimo sequel del brutto capolavoro narratologico di Federico Moccia.

Ti amo ma posso spiegarti, dunque, porta la firma di Guido Catalano, poeta e performer dell’area torinese, uno di quei tipici quarantenni dall’apparenza sbruffona e assai gioviale, che forse non sarà proprio il classico fine erudito – come mi vien da pensare – ma che però/perciò merita che gli si tributi una qualche critica attenzione.

Prendo dunque questo libretto un po’ per celia, un po’ per curiosità: voglio vedere fino a che punto si spinge la presa in giro del corrivo romanticismo poetico italiano, cerco di capire se per caso trattasi dell’ennesimo esperimento di marketing, seppure blandamente camuffato da satira sociale impenitente.

Insomma, com’è come non è, il gioco tutto sommato non mi dispiace, anzi, mi attira. Continua a leggere

Stelle fisse

L’ Hotel a zero stelle di Tommaso Pincio, edito da Laterza per la collana Contromano nel marzo 2011, è un prototipo di sosta letteraria imprescindibile che concorre alla formazione di uno sguardo critico, onesto e appassionato, sul mondo dell’arte e della civiltà tutta. Nei corridoi di questo albergo dissestato e sovraffollato, infatti, vedremo come sia pressoché impossibile non imbattersi nella grande quantità di possibili Inferni e paradisi di uno scrittore senza fissa dimora.

Dacché la scrittura, si sa, è, prima di tutto, viatico esperenziale e ragionativo per il disambiguamento di un approccio culturale che sia attento e socialmente sensibile, l’autore ripercorre i vari piani di un percorso di crescita, personale e artistica, che può benissimo essere il suo come quello di molti altri, evidenziandone le tappe principali attraverso l’ausilio delle letture che hanno contribuito alla sua formazione. Continua a leggere

Grandi ustionati lettori

Eh, hai ragione, gli direi, che i lettori bisogna trattarli bene, che in fin dei conti i lettori han sempre ragione, i lettori, Hai proprio ragione, gli direi al lettore, è ben strano, questo fatto che invece di parlar dell’ustione mi metto a parlare dell’editoria, gli direi. Che poi, tra l’altro, dell’editoria ne parlano tutti chi vuoi che gli interessino, i miei casi editoriali, e non parliamo poi di quella storia strampalata della gallina fischiona, hai ragione, gli direi al lettore. Pensa invece quante cose sorprendenti potrei dire dell’ustione, gli direi, che la stragrande maggioranza dei lettori non si sono mai ustionati, hai proprio ragione, gli direi.

Ecco l’ultima, recentissima ristampa, per la Marcos y Marcos, di Grandi Ustionati, romanzo di Paolo Nori pubblicato per la prima volta nel 2001, ma sempre di molto attuale e indiscutibilmente piacevole lettura. Continua a leggere

Alles Gute zum Geburtstag, Herr Herzog!

«Le cose stanno così: ormai restano poche immagini.
Osservando il panorama da qui, si vedono solo edifici, le immagini non sono più possibili.
Bisognerebbe come un archeologo cominciare a scavare con una vanga per riuscire a trovare qualcosa da questo paesaggio offeso. Infatti io non mostro mai questo genere di cose.
Oggi ci sono pochissime persone in questo mondo che lottano per il bisogno di immagini adeguate.
Abbiamo assolutamente bisogno di immagini che si armonizzano con la nostra civiltà e il nostro profondo intimo.
A volte bisogna affrontare una lotta dura per ottenerle.
lo non mi lamento del fatto che spesso si deve salire una montagna alta 8.000 metri per trovare delle immagini pure, chiare e trasparenti.
Qui non c’è più niente.
Bisogna cercare bene, andrei anche su Marte o Saturno se un’astronave mi ci portasse.
Esiste per esempio un programma della NASA che vuole creare un laboratorio spaziale e portarvi dei biologi e persone che vogliano provare nuovi strumenti tecnologici e io vorrei essere presente con una cinepresa.
Su questa terra è difficile trovare una trasparenza delle immagini che una volta era presente. lo andrei ovunque per trovarla». Continua a leggere