Sono come tu mi vuoi

Ancora tempo di vacanze, ancora tempo di raccolte. Anzi, più precisamente, di Storie di lavori.

Sono come tu mi vuoi, edito da Laterza nel 2009, comprende diciassette racconti brevi, firmati da alcuni tra gli scrittori più interessanti del panorama letterario italiano dell’ultimo ventennio, impegnati a sviscerare da più parti lo spinoso tema dell’occupazione professionale odierna.

Particolarmente esaustivi sono i due saggi, l’ Inizio e la Fine, ad opera rispettivamente di Carola Susani e Lanfranco Caminiti, che incorniciano la già ben nutrita raccolta in prosa con vere e proprie riaffermazioni, puntuali ma anche giocose, sul problema del lavoro.

Viviamo tutti, non occorre certo specificarlo, e oggi ancor più di tre anni fa, in una situazione di pauroso stallo economico e sociale.

Le scarne figure professionali già mitizzate dai nostri padri, ormai fattisi nonni, sembrano aver lasciato il posto a poco più che fumosi abbozzi impiegatizi da gioco di ruolo, adeguatamente ritualizzato e trasposto, ça va sans dire, in versione web 2.0.

Molto divertente, ad esempio, la figura del manager descritta da Antonio Pascale, che ci rappresenta, con stile e gusto, un uomo disumanizzato, ormai in perenne conflitto con se stesso, talmente stressato dalla piaga della reperibilità illimitata nel tempo e nello spazio, e così maniacalmente sotto pressione a causa della spietata concorrenza merceologica, da non essere poi più in grado di prendere una seppur minima decisione.

Ancora sfacciatamente ironico è il curriculum steso da Christian Raimo, col quale una tal signorina non meglio identificata pretenderebbe di elencare le proprie competenze tecniche e le proprie aspirazioni esistenziali da proporre selvaggiamente al miglior offerente, salvo invece restare ingabbiata nella nientificazione di massa che vorrebbe tutti perfettamente consimili, ossia, in sostanza, tutti anonimi e senza quasi qualità.

Sarà il problema del perenne dislivello tra la domanda e l’offerta di questo paese, sarà un certo paradossale squilibrio ontologico che ci rende tutti costantemente precari.

Sarà anche che «il lavoro – quello vero – è diventato un bene di lusso», come leggiamo fin dalla quarta di copertina, ma agli scrittori direttamente interessati in questo libro almeno un lusso va senza dubbio riconosciuto: quello di farsi promotori, ogni giorno, di un più onesto e meno pericolante lavoro culturale.

In ordine di apparizione:

Carola Susani, Christian Raimo, Tommaso Pincio, Nicola Lagioia, Sara Ventroni, Cristiano de Majo, Fabio Viola, Peppe Fiore, Marco Di Porto, Emanuele Trevi, Marco Rovelli, Michela Murgia, Stefano Liberti, Elena Stancanelli, Antonio Pascale, Alessandro Leogrande, Giordano Meacci, Valerio Mattioli, Giorgio Falco, Lanfranco Caminiti.