Dolenti Note

Arriva l’estate, il caldo, la voglia di rilassarsi, la stanchezza accumulata durante l’anno. Arriva, puntualissima, la monoculare disinformazione del web.

Il corriere.it, nello spazio dedicato al blog La ventisettesima ora, riporta una casistica, sostanzialmente di dubbio interesse: il 91% dei collaboratori (volontari) al sito di Wikipedia sono uomini.

Posto che nessuno qui ha la benché minima intenzione di sopravvalutare il sito come contenitore di saperi imprescindibili e universali, tuttavia mi cade l’occhio sul caso che più pare abbia suscitato scalpore, ossia una voce prima inserita per mano femminile, poi rimossa da un altero altro redattore, esemplare maschio di uomo adulto.

Da qui, vengono evidenziate le relative differenze (solo presumibilmente di genere) in merito alle singole nozioni riportate nell’enciclopedia virtuale più cliccata della rete, e subito ci imbattiamo nel faceto dilemma: è importante o meno scrivere un’annotazione sull’abito nuziale della neoduchessa di Cambridge, Kate Middleton?

Come se il contributo apportato da quel pure esiguo 9% di wiki-collaboratrici, si riducesse esclusivamente al mero gossip su trucco e parrucco! E il dato più inquietante, è che lo stesso articolo di pseudo-denuncia sociale porti la firma niente meno che di una donna, Camilla Baresani.

Ora, io mi domando: nel 2012 siamo ancora a questo punto? Gli uomini nella stanza dei bottoni a far girare l’economia del mondo (e come gira, quest’economia, eh!) e le donne relegate in cucina, a spettegolare su principesse e amenità?

Che poi, chi è che compie quest’atto secessionista, invero? Non sono forse le stesse donne, una larga fetta di donne, ahinoi, a infilarsi da sole in un ghetto senza scampo, per poi poter piagnucolare sulla loro miseranda condizione di reiette sociali?

Salvo poi, a giorni alterni, leggere, magari dalle pagine dello stesso quotidiano, notizie eclatanti su questa o quell’altra ricerca di qualche certo studi oltreoceanico, a statuire in via assoluta la superiorità dell’intelletto femminile su quello maschile.

Si chiama “multitasking”, dicono gli esperti (uomini!) del settore: la capacità di svolgere tante azioni contemporaneamente, in vari settori, con diverse competenze.

E giù allora col femminismo di ritorno, supportato dall’ultima, chiara attestazione di superiorità intellettuale che ci/le pacifica e ci/le addomestica, nel senso proprio della permanenza coatta in un ambiente domestico-familiare, che sia spazio fisico o speculativo, poco cambia.

Non voglio certamente negare le differenze che tutt’ora permangono tra i due sessi a livello sociale. Penso, ad esempio, al divario degli stipendi percepiti tra due professionisti che svolgono le stesse mansioni: uguali responsabilità, gratificate con buste paga diverse, per l’uomo e per la donna. E gli esempi da fare sarebbero ancora moltissimi.

Io, personalmente, conosco una quantità considerevole di donne umanamente intelligenti, professionalmente brillanti, socialmente realizzate (per quanto possa consentire una piena realizzazione questa nostra società odierna)

Tali donne non si piangono continuamente addosso, non si sentono necessariamente inferiori a qualcuno, non hanno bisogno di mostrare ogni tre per due il loro lato naif, e se lo fanno, è solo per alleggerire tutte queste dolenti note.