Per certi viaggi si parte prima

Per certi viaggi non si parte mai
quando si parte.
Si parte prima
A volte molto prima.

 

Questo libro presenta, per l’appunto, una doppia narrazione di viaggio.

Fulvio Ervas ha raccolto per oltre un anno l’accurata e accorata testimonianza di Franco Antonello, padre di Andrea, oggi maggiorenne, al quale è stato diagnosticato l’autismo all’età di tre anni.

Da qui, la cruda realtà dei fatti e il lucidissimo paradosso emotivo nel quale si trovano a vivere i protagonisti della vicenda s’intrecciano inevitabilmente, nel continuo lavorio esorcizzante di una trasposizione letteraria condotta con estrema delicatezza e con una sorta di compartecipe disincanto.

Padre e figlio, dunque, partono per un viaggio che è uno dei più classici inni alla libertà etica e estetica dell’essere umano. A bordo di una motocicletta attraversano gli Stati Uniti e l’America Latina, forti esclusivamente l’uno della presenza dell’altro. La loro comunicazione, sebbene pressoché ininterrotta, nonostante le evidenti difficoltà del caso, passa attraverso l’ausilio di un computer, sul quale Andrea ha imparato a mettere in parole i suoi pensieri, i suoi disagi, le sue aspettative.

Attraverso la scrittura stessa, dunque, Franco cerca costantemente nuovi e più approfonditi metodi d’indagine sensoriale, che gli permettano di entrare finalmente in contatto con quel figlio amatissimo, forse solo apparentemente tanto lontano e inaccessibile, in quanto patologicamente chiuso nel suo universo privato.

Fulvio Ervas riporta fedelmente molti estratti di questi struggenti e forsennati dialoghi epistolari, sostanziali prodigi utili a rendere al lettore la misura della reale intensità della vicenda narrata, sebbene la storia venga poi comunque infarcita di escamotages tipicamente romanzeschi.

Così, ad esempio, possiamo leggere:

VUOI CHE RIFLETTA SU QUALCHE COSA?
Sono un uomo imprigionato nei pensieri di libertà.
Andrea vuole guarire.
Ciao

(Fulvio Ervas, Se ti abbraccio non aver paura, Marcos y Marcos, 2012)