Trattamento Fine Accademia

Ci risiamo:  si rialzano le temperature, si rialza lo spread, si rialza il polverone sul dorato mondo accademico e, più in generale, sul debordante precariato italiano.

Luglio è stato un mese ancora una volta intenso, in quanto a dibattiti e polemiche in materia di riforme fiscali. Oggi, su tutti i maggiori quotidiani nazionali, leggiamo notizie assai sconfortanti sul rincaro esponenziale (si tratterebbe quasi del doppio, rispetto agli anni precedenti!) delle tasse universitarie che dovranno pagare i poveri studenti fuori corso.

O meglio, nella maggior parte dei casi, che le (ormai) povere famiglie degli studenti fuori corso si troveranno a dover pagare dal prossimo anno accademico, nella speranza di contribuire a garantire un futuro dignitoso, almeno sotto il piano culturale e professionale, ai propri figli.

Figli che poi, una volta laureati, con in tasca il benemerito riconoscimento al valore della loro (anche brillante, perché no?) carriera accademica, potranno magari scegliere di riversarsi in massa a rimpinguare le già più che stipate liste ministeriali dei concorsi pubblici italiani.

E allora sì che inizierà il divertimento! Continua a leggere

Dolenti Note

Arriva l’estate, il caldo, la voglia di rilassarsi, la stanchezza accumulata durante l’anno. Arriva, puntualissima, la monoculare disinformazione del web.

Il corriere.it, nello spazio dedicato al blog La ventisettesima ora, riporta una casistica, sostanzialmente di dubbio interesse: il 91% dei collaboratori (volontari) al sito di Wikipedia sono uomini.

Posto che nessuno qui ha la benché minima intenzione di sopravvalutare il sito come contenitore di saperi imprescindibili e universali, tuttavia mi cade l’occhio sul caso che più pare abbia suscitato scalpore, ossia una voce prima inserita per mano femminile, poi rimossa da un altero altro redattore, esemplare maschio di uomo adulto. Continua a leggere

Ed è subito critica

«Dal commento di una lettrice su Amazon».

Tanto è bastato per sollevare l’ultima, orgogliosa reprimenda del vittimismo cultural-mediatico, certo, rimasta poi sopita nel circoletto intransigente degli addetti ai lavori della nostra bella letteratura contemporanea.

Sette parole virgolettate, ed è subito critica.

Sette parole, invero, stampate a scopo promozionale sulla quarta di copertina di Rosa candida (Einaudi), il terzo romanzo della scrittrice islandese Audur Ava Olafsdottir.

Filippo La Porta, sulle pagine del «Corriere della Sera» di qualche giorno fa, non ha mancato di sottolineare l’accaduto con una noticina a suo modo non priva di enfasi.

È la fine della critica, o almeno di qualsiasi pretesa di autorevolezza e prestigio della critica tradizionale. Quello che certifica socialmente la qualità di un romanzo non è il parere di un critico letterario, di un «esperto» – figura ormai obsoleta, verso la quale anzi si tende a nutrire una certa diffidenza (anche i critici infatti sono una casta incline a autoriprodursi, con i propri privilegi e poteri, usano un gergo corporativo) -, ma il commento estemporaneo in Rete dell’uomo qualunque, commento che soprattutto ha l’aria di essere molto viscerale e che viene formulato in modo enfatico, irresistibilmente ingenuo («un libro più grande della vita…»). Continua a leggere

Semplice è difficile

Questa mattina sono entrata in un bar, per ristorarmi un poco dalla canicola del luglio romano.

Tra i pasticcini da asporto e le chicche calcistiche al bancone, la mia attenzione è stata velocemente catturata da due uomini sulla sessantina, compassati, in maniche di camicia.

Uno diceva all’altro: «Ho appena finito di rileggere quel romanzo di Camus, Lo straniero. L’ho trovato di una semplicità estrema, elementare.»

L’altro annuiva, compiaciuto, e finiva di mescolare lo zucchero nel caffè. Continua a leggere

Per certi viaggi si parte prima

Per certi viaggi non si parte mai
quando si parte.
Si parte prima
A volte molto prima.

 

Questo libro presenta, per l’appunto, una doppia narrazione di viaggio.

Fulvio Ervas ha raccolto per oltre un anno l’accurata e accorata testimonianza di Franco Antonello, padre di Andrea, oggi maggiorenne, al quale è stato diagnosticato l’autismo all’età di tre anni.

Da qui, la cruda realtà dei fatti e il lucidissimo paradosso emotivo nel quale si trovano a vivere i protagonisti della vicenda s’intrecciano inevitabilmente, nel continuo lavorio esorcizzante di una trasposizione letteraria condotta con estrema delicatezza e con una sorta di compartecipe disincanto. Continua a leggere

Un solo Colosseo e un solo Pantheon

Nel 1859, Oliver Wendell Holmes commentava ironicamente la trasformazione della memoria, privata e collettiva, e la diversa percezione del passato e della storia, in seguito all’avvento dell’arte fotografica:

La forma si è separata dalla materia. Infatti, la materia come oggetto visibile non è più di grande utilità, eccetto che per la forma in cui è plasmata. Dateci pochi negativi di una cosa degna di vedersi, presi da differenti punti di vista, e questo è tutto quello che vogliamo. Gettatela via o bruciatela, se volete (…). Esiste un solo Colosseo e un solo Pantheon; ma quanti milioni di negativi hanno diffuso – miliardi di immagini potenziali – da quando sono stati costruiti. La materia di grande massa deve sempre rimanere ferma e stabile; la forma è economica e trasportabile. Continua a leggere