L’Altra matematica di David Foster Wallace

Questa è l’acqua è l’ultima raccolta narrativa di David Foster Wallace, edita da Einaudi nel 2008, con una nota introduttiva di Don DeLillo.

Il libro consta di sei racconti, alcuni brevissimi, altri più articolati, che indagano sulle varie determinazioni del sentimento umano, sui misteriosi ingranaggi del pensiero collettivo e sui dogmi stranianti della conoscenza filosofica.

Il linguaggio sempre vitalistico e puntuale, unito allo stile tragicamente giocoso che ben contraddistingue la scrittura di Wallace, trova una delle sue massime espressioni in Altra Matematica, una sequenza di tre dialoghetti di stampo familiare, attraverso i quali il bambino che ne è protagonista fonda e rifonda la sua (prematura?) educazione sentimentale. E non solo.

La morte del nonno, immediatamente riconoscibile quale figura di riferimento di primo rilievo nella vita di Joe, in contrasto con l’apparenza freddezza emotiva della nonna, ma soprattutto le domande, già non troppo ingenue, che si formano nella mente di un ragazzo di dieci anni, alle prese con i grandi temi dell’esistenza: il distacco, la sofferenza, l’amore. Le innumerevoli tipologie dell’amore.

Wallace si riconferma, in questo racconto pubblicato per la prima volta nell’estate del 1987, un maestro di stile e delicatezza, con una penna meravigliosamente sagace e uno sguardo attentissimo a scovare le inquietudini più recondite che popolano, a tutti i livelli, la nostra intimità.

Senza mai cedere al sentimentalismo prêt-à-porter, Wallace ha fotografato la quotidianità con fulminante maestria, e ne ha fatto narrazione.

–              Tuo padre ti ha mai raccontato che, quando studiava medicina, uno dei suoi compagni di corso si era innamorato di un cadavere?

–              No.

–              Quel tizio, a sentire tuo padre, si era innamorato perdutamente di un cadavere. L’aveva rubato dal reparto dell’università di medicina dove tenevano i cadaveri. Lo portava sempre con sé, ovunque andasse. Perfino in pubblico, a teatro.

–              Qui la cosa è completamente diversa, nonno.

–              Tuo padre dice che quel tizio gli raccontava di essere perdutamente innamorato del cadavere. Raccontava a tuo padre che per lui andava benissimo che il cadavere fosse sempre tranquillo e passivo, perché il cadavere era gentile, portatile, e sempre disponibile.

–              Qui la cosa è diversa, nonno. Non c’è paragone.

–              Ora che ci penso tuo padre dice che hanno dovuto rinchiuderlo da qualche parte, quel tizio. Diceva di non poter vivere senza il suo cadavere.

–              …

–              Non mi fissare così, figliolo, fa’ il favore.