Riformismo da Strega

Mi sorprende sempre la straordinaria attività intellettuale che sono capaci di suscitare i premi letterari. Di solito i cosiddetti critici militanti ne dicono male, anzi malissimo, soprattutto se si tratta di quelli assegnati nel nostro paese.

Frutto di pastette e clientele d’ogni tipo, i premi letterari sarebbero infatti una rappresentazione in piccolo del tipico malaffare italiano. Per di più, servono a promuovere libri scadenti, che divengono non solo oggetto di recensione (e va bene, c’è di peggio), ma soprattutto di commercio, spesso piuttosto redditizio. Da qualche anno, ormai, noi frequentatori di librerie ci siamo abituati a quelle pile di libri con tanto di fascetta che recita “vincitore del premio XYZ”.

Tutto vero, concordo. Eppure…

Eppure, a quanto pare, quegli stessi critici militanti con i premi si eccitano. Quando qualche mese fa il Pulitzer per la narrativa non è stato assegnato, è stato tutto un fiorire di dibattiti, i cui temi variavano dalla crisi del romanzo nella nostra galassia (dal che si deduceva l’imminente fine del mondo) alla morte del romanzo medesimo (con analoga conclusione). Ho la sensazione che a pochi sia venuto in mente che i giurati del Pulitzer non avessero semplicemente individuato un romanzo degno di essere premiato (con il conseguente risparmio di 10.000 dollari, cifra tutt’altro che trascurabile, in tempi di crisi). E poi tutti a decantare l’onestà intellettuale degli americani, capaci addirittura di non elargire un premio letterario.

Se però si volge lo sguardo all’Italia, il tutto si fa più curioso. Dello Strega, inteso come premio e non come liquore, nel corso degli anni ho sentito dire di tutto (in realtà anche del liquore, che forse è persino peggio). Poi, se un bel giorno nella famigerata cinquina di finalisti capita per caso un libro di qualità, magari – incredibile dictu! – opera di uno scrittore, e persino di qualità, tutti ad affannarsi attorno allo Strega. Questo sta succedendo, per esempio, per il libro di Emanuiele Trevi, da qualche giorno in cima alla cinquina.

Dev’essere una specie di riformismo letterario: lo Strega non è da abbattere, bensì da trasformare dall’interno. Riformismo pronto a volgersi in slancio rivoluzionario e iconoclastico qualora il premio Strega dovesse vincerlo il solito libro da pila del supermercato.