L’Altra matematica di David Foster Wallace

Questa è l’acqua è l’ultima raccolta narrativa di David Foster Wallace, edita da Einaudi nel 2008, con una nota introduttiva di Don DeLillo.

Il libro consta di sei racconti, alcuni brevissimi, altri più articolati, che indagano sulle varie determinazioni del sentimento umano, sui misteriosi ingranaggi del pensiero collettivo e sui dogmi stranianti della conoscenza filosofica. Continua a leggere

Pericolo Joyce

«dobbiamo ancora imparare ad essere contemporanei di Joyce»

Così scriveva Richard Ellmann, all’inizio del suo imponente lavoro biografico, ormai più di cinquant’anni fa.

E si ha davvero quest’impressione, ancora oggi, rileggendo le opere capitali del celeberrimo autore irlandese, dal Finnegans Wake del 1939 al Ritratto dell’artista da giovane del 1916, dall’Ulisse, pubblicato nel 1922 ma tutto ambientato nel 1904, alla raccolta di racconti Gente di Dublino, datata 1914.

È passato quasi un secolo, dunque, e la scrittura di Joyce continua ad apparirci emblematica e pericolosa.

Continuiamo a leggerlo con una sorta di timore reverenziale, ben lontani perfino dal temerario vezzo dell’emulazione.

Una folta schiera di critici e studiosi sembra quasi voler racchiudere il suo intero percorso artistico in una teca da esposizione, talvolta addirittura innalzandolo su una sorta di altare votivo.

E per onorarne la grandezza, come accade ogni anno in varie parti del mondo, il 16 giugno scorso si è celebrato il Bloomsday, la commemorazione, assolutamente laica, che prende il nome proprio da uno dei personaggi più significativi del panorama letterario novecentesco: Leopold Bloom, appunto, il protagonista incontrastato dell’Ulisse.

Cos’è, allora, che rende così innovativa e spaesante la sua pure molto complessa produzione artistica?

Che cos’è che continua ad appassionare milioni di lettori, intenti nel difficile compito di decifrare i suoi scritti, pure decisamente ostici e meticolosamente stranianti?

L’opera di Joyce, oggi ancora esemplare, affonda le sue radici nella profondità dell’esperienza umana, e allo stesso tempo se ne separa, seguendo l’intento non di rappresentare o di descrivere ma di «ricreare la vita dalla vita» attraverso una voce narrativa distaccata o attraverso l’utilizzo di molteplici voci polifoniche appartenenti a una singola coscienza.

Da questo punto nodale prende il via la riflessione di Federico Sabatini, che ha curato e tradotto la bella raccolta Scrivere pericolosamente. Riflessioni su vita, arte e letteratura di James Joyce (Minimumfax, 2011).

Il libro entra subito in medias res, articolandosi in un’interessante panoramica critica che ripercorre le tappe fondamentali dell’opera del maestro dublinese, che così ben conosciamo.

Il meticoloso studio sul linguaggio e il conseguente utilizzo della «parola-valigia», termine unico in grado di racchiudere una molteplicità di significati consustanziali, viene condotto di pari passo all’analisi del registro stilistico dell’autore stesso, sempre fortemente in bilico tra Pathos e Bathos, preservando l’alternanza tipologica tra il momento espressivo del sublime e la più bassa colloquialità.

L’introduzione, molto dettagliata, con puntuali rimandi alle varie influenze joyciane sugli autori più moderni, come ad esempio Philip K. Dick, coglie bene anche l’attimo esemplare della scoperta epifanica, altro fondamentale topos, in cui la dialettica dell’esperienza sensibile e della salda riflessione intellettuale paiono d’un tratto annullarsi e compenetrarsi al contempo.

Proseguendo poi nella lettura del testo originale, troviamo due distinte sezioni.

La prima parte, leggermente più ricca, raccoglie citazioni, lettere private e appunti dello stesso autore in merito alla costruzione specifica dell’opera d’arte, soffermandosi sull’utilizzo dei diversi linguaggi espressivi e approfondendo la caratura politica e sociale che sempre sa recare con sé una scrittura veramente autocosciente.

La seconda parte, ancora ben concepita, tende a spostare il fuoco dell’attenzione sulla magmatica figura dello scrittore artista e sui costanti dubbi connessi alla complicata e mai paga ricerca letteraria, nonché sul confronto interpersonale con quelli che sono stati i suoi affetti più sinceri.

Viene da chiedersi, d’impulso: quanti scrittori, oggi, potrebbero disporre di un simile materiale che li riguardi?

Alla fine del libro, infatti, si resta con la stessa impressione che aveva già magistralmente sintetizzato Derek Attridge, nell’Introduzione al suo Joyce in Progress (Cambridge Scholars Press, 2009):

«Joyce continua a sembrare un contemporaneo che non abbiamo ancora assimilato in pieno».

Nella palude rappresentativa

Esistono due specie di poeti. Ci sono quelli che vengono eletti dagli altri; a giusta ragione vengono chiamati «uomini rappresentativi»; sono portati al genio da un insieme di circostanze pressoché estranee al loro io. Spesso sono i più grandi, mai i più puri né i più sensibili. Gli altri sono poeti per sé stessi. Innanzi tutto vivono. Cantano come le pietre preziose nascoste nel seno della terra. Per scoprirli bisogna cercare. La loro opera ha una sorta di aureola. Non si dà mai tutta intera per potersi dare inesauribilmente.

Così, Adrienne Monnier, in Rue de l’Odéon, la libreria che ha fatto il Novecento (:duepunti edizioni, Palermo 2010) introduce un poeta finissimo come Rainer Maria Rilke. Continua a leggere

Non l’ho letto, però ho visto il film

Giorni fa, in Fine della happening poetry?, Giulio Marzaioli poneva un problema tanto evidente quanto sottaciuto, problema che si presenta ogni qualvolta ci si trova davanti all’invito a un reading poetico: l’incontro tra la poesia e il suo pubblico. Anzi, per essere più precisi, la costituzione e la consistenza di un pubblico della poesia.

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Perseverare è letterario

Quali spazi ha, oggi, la letteratura?

Riprendiamo, dunque, le riflessioni già pubblicate sull’importanza che può assumere la lettura di un’opera letteraria, sia essa condotta in un luogo privato o piuttosto sostenuta negli spazi pubblici.

Ciò che più conta, a mio avviso, è la corretta e responsabile fruizione del messaggio artistico che ogni singolo autore dovrebbe riuscire a trasmettere al proprio pubblico. Continua a leggere