Romanzi?

In una conversazione radiofonica nella quale si parlava dell’antologia Narratori degli Anni Zero da lui curata (sulla quale converrà tornare), ieri Andrea Cortellessa ha parlato nei termini seguenti del romanzo mainstream che si vende di questi tempi: «una narrativa anni Cinquanta, ignara del modernismo, che vince i premi letterari e scala le classifiche, molto tradizionale».

E ha aggiunto che in fondo non si tratta né di romanzi ben fatti (espressione priva di significato, come ha sottolineato lui stesso), né, tanto meno, di romanzi modellati sulla narrativa ottocentesca, giacché il romanzo dell’Ottocento presentava una varietà di tipologie e di soluzioni stilistiche indubbiamente più variegata rispetto all’oggi.

Difficile non concordare, per quello che mi riguarda. Ma oltre a questo, cioè alla lamentela nei confronti della narrativa italiana d’oggidì (che è tutta un pullulare di assassini e adolescenti variamente incrociati e declinati), viene da dire che il romanzo è davvero un’altra cosa. Un genere inclusivo, innanzi tutto, uno squalo che divora tutto, come diceva appunto Cortellessa ieri.

E allora, troviamo un altro nome per quelle banali narrazioni anni Cinquanta. La caccia è aperta.