Antielogio della semplicità

Ti dirò chiaro ciò che vuoi sapere, / non per enigmi: con parole semplici, / come è giusto parlare a chi ci è caro.

Προμηθεύς δεσμώτης

Manifesto della contrarietà

Manifesto della contraddizione

Manifesto della conflittualità

Insomma basta con le parole semplici. Ovviamente siamo agli opposti. Che si destini alla conclusione questa filosofia della semplificazione. No a che tutto venga semplificato, che tutto debba essere ridotto ai minimi termini, a un ipotetico grado zero della scrittura.

Il fruitore della scrittura dell’oggi si trova di fronte a un’assenza della scrittura del conflitto non perché non esista, ma perché è totalmente sottomessa alle forme di scrittura che ci vengono proposte.

La critica dell’oggi si occupa di un’unica forma di scrittura.

Come se fossimo dinanzi a una unica possibilità di leggere il testo, quello accomodante, quello assicurato, quello conosciuto, quello che rimanda a una forma rasserenante. Coloro meno sconfortati dal luogo-comunismo sostengono che capire un testo difficile e complesso è una sfida per la quale vale la pena di competere.

Allora, novello Prometeo lirico, ti meriti di essere imprigionato e incatenato alle rocciose pareti ponendo la tua carne alla mercé degli artigli poiché, sfidando gli dei per rendere tutto più semplice, ti sei guadagnato la sempiterna lode di scherno da chi immagina di poter scrivere e leggere in modo distonico con l’ovvio del presente-presunto storico della scrittura.