La lettura privata

Giulio Marzaioli

Se tanto si può riflettere in merito alla questione della “lettura in pubblico” (vedi il precedente intervento), non meno si può considerare quante implicazioni celi l’effettivo – o non effettivo – esercizio della lettura privata di autori contemporanei, sia da parte del lettore/critico, che da parte degli autori stessi. Continua a leggere

Stimolarsi, e perseverare. L’arte di non scrivere di corsa

Per fortuna la capacità di concentrazione e la perseveranza, al contrario del talento, con l’allenamento si possono acquisire e coltivare, anche potenziare. Si svilupperanno naturalmente esercitandosi ogni giorno a stare seduti alla scrivania e a focalizzare la propria attenzione su un punto. Come ho già detto, questo processo è simile all’allenamento muscolare. Bisogna inviare di continuo al nostro organismo, e farglielo assimilare bene, il messaggio che ci è necessario scrivere senza interruzioni, lavorare concentrandoci giorno dopo giorno. Poi gradualmente spostare il limite più in là. È sempre lo stesso processo, che si tratti di scrivere o di irrobustire i muscoli e trasformare il nostro corpo quotidianamente. Stimolarsi, e perseverare. Stimolarsi, e perseverare. È ovvio che occorre molta pazienza. Ma si tratta solo e semplicemente di questo.

Così Murakami Haruki, in L’arte di correre (Einaudi 2009, 2011), assimila materialmente il processo della scrittura a quello del serio allenamento fisico.

E come dargli torto! Continua a leggere

Romanzi?

In una conversazione radiofonica nella quale si parlava dell’antologia Narratori degli Anni Zero da lui curata (sulla quale converrà tornare), ieri Andrea Cortellessa ha parlato nei termini seguenti del romanzo mainstream che si vende di questi tempi: «una narrativa anni Cinquanta, ignara del modernismo, che vince i premi letterari e scala le classifiche, molto tradizionale». Continua a leggere

Le possibilità dell’incompatibile

Sbadatamente

una bottiglia di plastica, tagliata
a metà, sul ripiano del lavabo
mi hai lasciato, quando te ne sei andata,
per innaffiare il nostro amore:

 
ma io mi dimentico, ed evado
le tue consegne, di giorno in giorno
la luce si ritira, io me ne vado
lasciando i nostri fiori in abbandono,

 
e così, sbadatamente, continuo
a camminare per le strade, solo,
a fuggire, allarmato, dal tuo bene,

 
per rincasare, affranto, a sera
scoprendo la felicità inattesa
delle tue piante ancora vive, e nuove.

Questo il testo conclusivo de La divisione della gioia, di Italo Testa, poema frammentato e composito, che affronta, da più lati, le perverse dinamiche della separazione. Continua a leggere

Fine della happening poetry?

[Con questo articolo, Portbou inaugura una nuova sezione, destinata a ospitare contribuiti esterni. Cominciamo con questo testo di Giulio Marzaioli, già apparso sul n. 5 (aprile 2012) dei «Quaderni del Teatro di Roma».]

Giulio Marzaioli

I matematici possono dimostrare solo teoremi banali perché ogni teorema che viene dimostrato è necessariamente banale.

R. Feynman

È percezione comune a molti che la lettura in pubblico sia sempre più occasione di incontro, anziché incontro d’occasione. A discapito dell’opera e della produzione di senso che dovrebbe scaturire da un momento di confronto, si rischia che ad emergere siano soprattutto gli autori, o meglio la loro presenza, con conseguente e inevitabile ombra su ciò che dovrebbe essere effettivamente al centro dell’attenzione: il testo. Il fenomeno si inquadra in una situazione di contorno caratterizzata da almeno due fattori determinanti: la riduzione delle possibilità di produzione e diffusione della scrittura a livello editoriale e, al contempo, la speculare apertura offerta dalla rete alla trasmissione di qualsiasi scrittura, che proprio nella rete trova possibilità e limiti, in un sistema fortemente connotato da meccanismi di auto-referenzialità. Ecco che la lettura in pubblico diviene ambìto e consueto (nonché, spesso, unico) luogo di reciproco riconoscimento. Continua a leggere

Il sogno e la veglia (letteraria): un senso di marcia alternato.

Mi viene in mente un sogno, che non è propriamente un mio sogno.

È uno dei sogni-racconto custoditi in La bottega oscura di Georges Perec.

Precisamente, il sogno n. 70, datato maggio 1971, che mi accingo, quindi, a riportare:

                   Il senso di marcia alternato

Accetto di prendere un gatto.

Chi è questo gatto? (genealogia complicata…)

Dove la farà?

In strada sono in corso importanti lavori; viene installato un sistema a senso di marcia alternato per le auto.

In realtà non è altro che una questione di tagli da praticare in un testo (Un uomo che dorme?).

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L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità empatica. Dieci righe (e poi smettere)

Allora, dicevo che quest’idea di letteratura connessa al giudizio estetico e all’artisticità trovo che sia troppo stretta. E preferirei allargarla, al grande sacrosanto territorio delle fantasticazioni, dove non ci sono criteri formali o candidature, giudizi d’esame e promozioni, ma lo scrivere sia un fatto come il parlare; qualcuno a un certo punto piglia la parola e parla, e lo può fare per tante ragioni, anche di egocentrismo, di esibizione, di riscatto, ma anche bisogno di espiare i propri peccati e confessare, o tirare il bilancio di una vita intera;

Questo, ahinoi, è quello che accade oggi davvero molto, troppo spesso.

Riprendiamo, così, il discorso già articolato sul sublime concetto di gusto, e sull’altrettanto discusso statuto ontologico: letteratura sì/letteratura no, sempre in voga tra i novelli dandies del mercato editoriale (corrivo).

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