ἔργον καὶ θάνατος (Ergon e Thanatos)

Vi scrivo una lunga lettera perché non ho il tempo di scriverne una breve.

Voltaire

Un connubio impoetico e trascendentale sembrerebbe, certo, quello fra lavoro e morte.

Basti pensare all’ingente quantità di suicidi che sembra causata proprio dagli allarmanti licenziamenti precoci, dalle brusche interruzioni di collaborazione, dai mancati rinnovi contrattuali, quando, se non peggio, dal reiterarsi di inumane condizioni lavorative.

Tutto questo, per  non parlare dello spauracchio principe dell’ultimo decennio: la precarietà.

In un libro, dunque, tutt’affatto morigerato, Andrea Bajani racconta la straniante esperienza di un impiegato d’azienda, particolarmente dotato di acume critico e di retorica diplomazia, al quale viene chiesto di scrivere, per conto del proprio capo ufficio, garbate lettere di licenziamento ad alcuni, devotissimi, dipendenti.

Chiaramente, la politica aziendale (e qui, il ricorso efferato è alla parte per il tutto) non intende tener conto delle dovute cautele verso le classi di lavoratori considerate più deboli, che anzi, attenendosi a un’onesta etica professionale, andrebbero vieppiù tutelate.

Così, il protagonista di Bajani si trova a dover convalidare il licenziamento di donne incinte, o con gravi menomazioni fisiche, rivolgendosi poi a uomini con larga esperienza lavorativa, ormai considerati anziani. Anzi, vecchi.

A tal proposito, leggiamo alcuni esempi:

 […]

Non ricordo, caro amico, quale fosse il motivo di questa mia lettera. Certo però ora mi sentirei un tiranno a trattenerla oltre. Capisco solo ora, dopo aver ragionato per iscritto assieme a lei, che il mio è stato un sequestro! Che fino a oggi, obbligandola alla reclusione tra le mura di quest’azienda, l’ho privata della possibilità di fruire di quel meraviglioso luna park che il mondo ha apparecchiato per i vecchi. La consideri una lettera di risarcimento danni, caro Quirino. Una lettera di mortificate scuse per tutto ciò che le ho fatto perdere. Si consideri da subito libero di raggiungere gli altri vecchi! E visto che ultimamente è un po’ smemorato, non dimentichi di lasciare le chiavi in portineria entro e non oltre le ore 12.30 di domani.

Cordiali saluti

Ancora, circa la difficile e da sempre osteggiata posizione femminile:

[…]

Brava, Ines! Proprio adesso che per la quarta volta nella notte faccio squillare il suo telefono e che per la quarta volta lei riesce a vincere la tentazione di rispondermi, proprio adesso capisco che la sua è un’impresa nella quale pochi altri potrebbero riuscire. Non ceda alla debolezza, allora! Si dedichi totalmente a questa missione! Soprattutto non perda tempo con le sciocchezze del lavoro! La famiglia, prima di tutto, Citterio. Per cui abbandoni la sua scrivania! Lo faccia in fretta, e senza scrupoli, entro e non oltre le 15 di venerdì 30 c. m.!

Nell’attesa di ricevere altre uova fresche, cara Ines, le chiedo di deporre all’ingresso le chiavi dell’ufficio.

                                          Cordiali saluti

Sembra non pendere neanche più, ormai, sulla testa della donna, la famigerata spada di Damocle, che la costringeva a scegliere fra le due ben distinte possibilità di orientare la propria vita: dedicarsi alla carriera o crearsi una famiglia.

Proprio la famiglia, allora, per sopraffino contraltare, entrerà preponderante nella quotidianità, impiegatizia e macilenta, del nostro protagonista da corrispondenza.

Una famiglia non direttamente sua, bensì quella dell’ex-collega che si occupava prima di lui di sbrigare l’onere dei licenziamenti; nello specifico, i due bambini, questi poveri figli del nostro tempo, colpiti da un grave lutto, sapranno riequilibrare, a modo loro, una certa percezione distorta e alienata della realtà circostante.

Senza orpelli buonisti e senza cedere a facili sentimentalismi, alla fine, il licenziatore manierista arriverà a mutare, così, anche la sua stessa, privatissima prosa:

[…]

Cara Martina,

ti lascio questo saluto nello zaino, è una sorpresa. Quando lo leggerai sarà l’ora dell’intervallo. È per questo che te l’ho infilato dentro la busta, con la focaccia. Magari sarà un po’ unto, e allora sarà una sorpresa ancora più bella, perché sarà una sorpresa salata, al gusto di cipolle.

Il tuo ramarro

Ha un sapore salato, effettivamente, la considerazione ultima sull’andamento relazionale e lavorativo odierno.

L’ironia, semmai, può riuscire a preservarci dal rischio del pianto greco, appunto. Anche se, a conti fatti, stiamo pur sempre sbucciando delle cipolle.

 

 

Andrea Bajani, Cordiali saluti. Einaudi, 2005-08