Il postmoderno, ex post

La notizia della pubblicazione in Italia di Teoria degli adattamenti di Linda Hutcheon (Armando Editore) dà da pensare. Si tratta del primo libro della Hutcheon tradotto in Italia, e questo è sicuramente un bene (verrebbe da dire che era ora); eppure la notizia buona mette in luce il terribile ritardo con cui arriva nel nostro paese il pensiero critico dell’autrice canadese. Hutcheon è la classica figura molto citata, ma poco letta; in questo è in buona compagnia, assieme all’altro studioso e teorico del postmodernismo, o postmoderno che dir si voglia, Fredric Jameson, la cui opera fondamentale è stata tradotta in Italia “soltanto” sedici anni dopo la pubblicazione originale.

Ecco, il postmodernismo: questo è il punto. Negli ultimi due decenni del secolo scorso Linda Hutcheon ha pubblicato alcuni libri fondamentali per la comprensione del fenomeno, fornendo delle chiavi d’interpretazione alternative a quelle proposte da Jameson. Penso soprattutto agli studi sulla parodia e sulla poetica del postmodernismo, davanti ai quali mi sono sempre chiesto perché non fossero tradotti in Italia. La risposta sta probabilmente nella particolare accezione che il termine postmoderno (non a caso declinato senza il suffisso ismo, circostanza tutt’altro che trascurabile) ha assunto nel quadro della nostra cultura.

Se si pensa al postmoderno italiano, difficilmente lo si può associare alle categorie proposte dai teorici d’oltreoceano: le linee egemoni in Italia non sono state quelle della metafiction storiografica (categoria coniata proprio da Linda Hutcheon) o della parodia, bensì il pensiero debole e soprattutto un netto e incontrovertibile ritorno all’ordine. Linee egemoni, appunto, ché a guardare bene ci sarebbe ben altro (per esempio nella vitalissima poesia); tuttavia soprattutto in ambito narrativo il postmoderno italiano ha prodotto davvero poco. In termini qualitativi, ovviamente, perché invece all’industria editoriale il fiorire di romanzi “ben fatti”, all’antica, ha fatto davvero piacere.

In Italia più che altrove, forse, il dibattito sul postmoderno ha preso una piega maggiormente ideologica, a svantaggio della questione formale. E allora è proprio il momento di chiedersi che fine ha fatto il postmoderno (il che implica uno sforzo storiografico non indifferente) e di tentarne una lettura con l’ausilio dei modelli interpretativi di Linda Hutcheon. Politics e poetics, dunque.

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[Foto: Francesca Guadagnini, Perfect circle of human personality]