Una menzogna oggettiva

La lingua infatti è solo un fattore della comunicazione, l’altro fattore essendo la società. La sostanza comunicativa assume appunto una determinata forma linguistica: le forme hanno il compito non di qualificare o interpretare, secondo un sistema di atteggiamenti culturali, i contenuti semantici, ma di attuarli come comunicazione, di rendere possibile la codificazione e la decodificazione dei messaggi sulla base di un numero limitato di unità.

L’utilizzo delle espressioni linguistiche, in accordo con le parole di Guido Guglielmi, è legato da sempre al sistema di valori socializzati di una comunità, secondo una relazione di interscambio binario: la lingua si definisce sì, in base al portato ideologico che macroscopicamente soggiace alle compresenti gerarchie culturali, ma può, non di meno, contribuire ad una radicale mutazione della stessa impalcatura artistica e grammaticale, assecondando l’evoluzione dei bisogni comunicativi generalizzati.

Compito dello scrittore, dunque, risulta quello di attuare una mediazione programmatica e autocosciente, condotta sull’asse diacronico delle modificazioni politiche ed economiche alle quali è soggetta la società in cui egli stesso opera, al fine precipuo di effettuare una saldatura efficace e completa, che stringa i lacci di un rapporto imprescindibile fra la sfera culturale e quella più propriamente strutturale della vita civica.

Mai livellando la compenetrazione fra l’utilizzo della lingua e l’evoluzione della storia, lo scrittore sarà in grado di creare un nuovo sistema di valori, che funga da palinsesto per una ricerca semiologica sulla materialità stessa e sul valore sostanziale intrinseco della parola.

Ancora Guglielmi:

La mistificazione letteraria si verifica quando le sue forme canoniche o tradizionali vengono restituite in funzione del gusto consolidato del pubblico. In questo caso i segnali della letteratura (un particolare tipo o genere, una figura, un ritmo) cessano di essere significativi per rivelare invece un atteggiamento valutativo dela società: la funzione poetica diventa più propriamente funzione ornamentale.

Nell’evolversi tecnico e scientifico del sapere umano, però, nel rutilante sviluppo urbanistico moderno, nel disfacimento e nel conseguente rimodellamento dei regimi storico-politici, il campo più speciosamente deputato alla trasposizione diretta della verità, o veridicità, dell’enunciazione, è andato via via perdendo la sua connotazione più propriamente letteraria, confinando il gesto artistico a mera figurazione sempre più intuitiva, fino al depotenziamento del consapevole atto linguistico a piacevole orpello ristoratore.

E ancora, la smodata ricerca di attendibilità valutativa si pretende ormai oggettivata, finanche nel campo più strettamente stilistico e poetico, in base a una personalissima, individualizzata funzione emotiva delle parole stesse, col risultato di svilire così la loro identità gnoseologica a placido simulacro del senso comune.

Il bisogno ostentato di veridicità, a oggi, si ricerca più nella sfera semiotica che in quella storica, prassi che invece andrebbe, a rigor di logica, se non ribaltata, quantomeno condotta secondo un’analisi speculare e parallelamente speculativa.

Dunque, il conflitto fondamentale resta ancora, neo-illuministicamente, quello che vede protagonisti, l’un contro l’altro armati, in luogo di una più proficua alleanza, il dispiegamento delle forze ragionative e l’imposizione di un certo principio di autorità.

Dacché l’ordinamento sociale è solito servirsi del linguaggio comune per ritrasmettere e collettivizzare le proprie ideologie dominanti, l’effettiva disgiunzione, che pure troppo spesso risalta, tra l’ostentato perno della verità e il platealizzato esercizio della referenza, svela in sostanza la duplice alienazione nella quale vengono continuamente gettate l’azione comunicativa e l’applicazione scientifica.

Se il linguaggio diviene mistificatorio e sdrucciolevole, la scienza si barda quale alfiere dell’ordine ragionativo vigente.

In conclusione, per l’appunto:

Si tratta piuttosto di una menzogna oggettiva – extralinguistica – mediata da una potenza anonima e impersonale. I singoli, resi astratti e irreali, comunicano un senso altro come proprio senso; e non possono evitarlo. La potente motivazione sociale – che l’industria culturale è in grado di razionalizzare – non può essere elusa in una comunicazione pragmatica.

Quali strade dovrebbero allora percorrere, ciascuno secondo le proprie specifiche competenze e peculiarità,  gli scrittori e i lettori odierni? Agli onesti l’ardua sentenza.

Guido Guglielmi, Letteratura come sistema e come funzione. Tecnica e letteratura